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Quel cesso di Venere

Quando da bambina i miei genitori mi portarono la prima volta dall’oculista la diagnosi fu: “Occhio pigro!” e mi piazzò sul naso un bel paio di occhiali con la montatura azzurrina e la lente corrispondente all’occhio sano leggermente oscurata. Io con quegli occhiali mi sentivo stupida e avevo il terrore che gli altri bambini a scuola mi avrebbero presa in giro. Allora mia madre per tranquillizzarmi mi disse: “Tesoro, non ti preoccupare. L’occhio pigro viene anche chiamato strabismo di Venere e Venere era la dea più bella.” Grazie a questa semplice frase affrontai il mio periodo da quattrocchi credendomi quasi carina. Se oggi guardo le foto di quegli anni penso che veramente avevo l’aria da stupida e mia madre continua a dirmi che ero come Venere.
Dopo aver raccontato questo episodio della mia infanzia, il Panzone gonfia il petto inorgoglito e afferma: “Anche io ho una delle caratteristiche di Venere.” e si sfila le scarpe per mostrarmi che lui ha il secondo dito del piede, quello dopo il pollicione per intenderci, più lungo di tutte le altre dita.
“Panzone, non vorrei offenderti, ma di solito questo dettaglio è tipico delle donne di straordinaria bellezza.”
“E secondo te io non potrei essere una donna di straordinaria bellezza?” chiede lui in tono di sfida.
“No, al limite puoi fare la donna barbuta al circo!”
Il Panzone emette uno strano verso e si gira dall’altra parte offeso.
Ma Panzone a parte vogliamo parlare un po’ di Venere? La più bella tra le dee che faceva innamorare tutti: mortali, immortali, semidei, per non parlare di qualche avventuretta con animali di vario genere. Per non citare tutti gli amanti cornificati e cornificatori perché si sa, nella mitologia bastava respirare per ritrovarsi con un bel palco di corna. Questa simpatica signorina, oltre a far sospirare e a essere un’amante dell’amore aveva delle caratteristiche fisiche ben precise che sono state tramandate fino a noi come simbolo di inarrivabile bellezza. Eppure se uno ci pensa bene… Insomma Venere era nota per il suo piccolo impercettibile strabismo, per delle simpatiche rughe alla base del collo, il piede alla greca, dita delle mani più lunghe del palmo, linea degli addominali obliqui tendente verso il basso, i capelli biondi ma che all’attaccatura biondi non sono.
“Bella e poetica l’immagina della nostra Venere, ma la mia dea sei tu.” dice il Panzone in un momento di sgradevole e diabetico romanticismo.
Bella un par di ciufoli! Stiamo parlando di una donna con gli occhi storti, il collo rugoso, il dito dopo il pollicione come quello del Panzone, le mani sproporzionate, con la pancetta e la ricrescita perché è troppo impegnata a correr dietro ai suoi amorazzi per fare un salto dal parrucchiere. In parole povere stiamo parlando di un cesso ambulante che per secoli e secoli è stato il nostro ideale di bellezza e che abbiamo usato come scusa per accettare i nostri difetti. Quindi, amore Panzone, la prossima volta che mi dirai che sono bella come una dea non prendertela se non lo considererò come un complimento!

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