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Letto volante

Il Panzone domestico è uno strano animale che si aggira per casa strusciando le ciabatte, i capelli scomposti sulla testa e una felpa di un blu scolorito con una perenne macchia di sugo proprio nel punto in cui la panza è più panza che mai. Ha scelto come tana l’appartamento che era dei nonni e non avendo tempo, voglia e risorse economiche per arredarlo con mobili nuovi ha mantenuto tutto, ma proprio tutto, così come gli è stato lasciato. Inoltre bisogna ricordare che il Panzone è stato allevato secondo i più rigidi principi monastici e per questo motivo qualsiasi vestito, oggetto o mobile viene da lui usato fino al completo disfacimento. Ho visto magliette che voi umani non potete immaginare mentre il Panzone serafico dichiarava: “È nuovissima, l’ho comprata il primo anno di liceo.” Accade così che un giorno il letto, già rotto e aggiustato innumerevoli volte, dichiari: “Io non ce la faccio più.” per poi lasciarsi andare a terra senza vita.
“E ora ?” chiede il Panzone.
“E ora finalmente andiamo all’Ikea a comprare un letto nuovo.” gli rispondo io felice.
Inutile dire che all’Ikea il Panzone sceglie il letto più economico e in super sconto. Unico lusso ammesso: un letto un po’ più lungo del normale, perché essendo lui un panzone alto un metro e novanta vuol provare l’ebbrezza di una dormita con i piedi poggiati sul materasso.
Rifiutata la mia proposta di comprare delle lenzuola più grandi “le mie lenzuola si adatteranno!” e rifiutata la proposta del commesso di farsi portare a casa la merce “non ho soldi da buttar via!” ci ritroviamo nel parcheggio a cercare di rendere possibile l’impossibile: caricare uno scatolone contente un letto lungo più di due metri in un’automobile da me affettuosamente soprannominata ‘pantofolina’.
È in quel preciso istante che il Panzone ha la prima idea geniale: montare le barre porta pacchi e legarci sopra il letto. Mentre io lo supplico di prendere in considerazione la proposta del commesso il Panzone ha la seconda idea geniale: prendere la tangenziale per non doversi infilare nel traffico milanese e ridurre al minimo il percorso.
“Panzone, non mi sembra il caso. Lascia stare la tangenziale.”
“Non rompere, so quel che faccio.” mi zittisce lui.
Non ricordo da quanto tempo eravamo in viaggio, né a che altezza della tangenziale ovest, ricordo solo che all’improvviso un letto nuovo di pacca ha spiccato il volo dal tetto di un’automobile blu per poi sparire in una nuvoletta di detriti. Ci fermiamo in corsia di emergenza, il Panzone mi mette in mano il cellulare: “Chiama l’assistenza stradale, nel frattempo io scendo e tolgo i resti dalla strada.” Non riesco a dirgli che secondo me quella è la terza idea geniale della giornata che lui è già scomparso.
“Buon giorno, chiamo per avvertire che il Panzone ha lanciato un letto in tangenziale” dico alla centralinista dell’assistenza.
“Un letto?” mi chiede quella, “signora è sicura di sentirsi bene e di essere sobria?”
“Sto benissimo, grazie. Sono un po’ preoccupata per il Panzone che sta cercando di fermare il traffico per raccogliere i resti, sempre che ce ne siano. Non potreste mandare qualcuno ad aiutarlo? Non vorrei rimanere vedova prima ancora di sposarmi.”
Sarà stata la curiosità di vedere un letto volante o la necessità di non condannare una giovane donna a una prematura vedovanza, onestamente ancora non l’ho capito, ma l’assistenza stradale è intervenuta nel giro di pochi minuti riportandomi indietro un Panzone che stringeva in mano i resti di quello che poche ore prima era una testiera in ferro.
“Beh, ora ho un letto anticato!” dichiara il Panzone guardando quell’ammasso informe.
Per decenza e correttezza nei confronti dei miei pochissimi lettori la mia risposta al Panzone è stata censurata.