Quasi quasi mi faccio uno shampoo

Per il Panzone andare al supermercato è come scendere in un campo di battaglia. Lui dichiara guerra alle vecchiette che lasciano il carrello in giro per i corridoi e lotta per mantenere il suo posto in fila alla cassa perché perseguitato dall’idea che qualcuno possa passargli avanti. Se per sbaglio una persona lo urta leggermente, il Panzone comincia a guardarsi intorno con sguardo truce.
‘Hai visto quello?’
‘Chi, cosa?’ cado io dalle nuvole.
‘È da quando abbiamo preso il carrello che mi viene addosso. Se succede un’altra volta giuro che…’
‘Smettila Panzone! È sabato pomeriggio, il supermercato è pieno zeppo di gente. È inevitabile urtare gli altri. Chissà quanti piedi hai pestato tu.’
‘No, quello ce l’ha proprio con me.’
‘ Quello non sa neanche che esisti. Ora basta!’ nel frattempo la mia voce è salita di qualche ottava.
‘Non urlare o scoppieranno le bottiglie di passata.’
Non faccio in tempo a calmarmi che il Panzone lancia un urlo strano, qualcosa di simile a: ‘Ahhhh!’, prende la rincorsa e scompare. Alzo gli occhi al cielo e prego che una qualche entità superiore possa infondermi saggezza infinita, pazienza illimitata e che mi possa anche dire dove diavolo è finito quel panzone del Panzone. Poi mi rendo conto che forse ci vuole troppo tempo per avere l’illuminazione e che in giro per il supermercato ci sono centinaia di vecchiette in balìa di un pazzo. Giro per qualche minuto tra i corridoi e … eccolo lì che insulta lo scaffale dei cosmetici.
‘Ma, Panzone! Ti rendi conto che stai litigando con un flacone di shampoo?’
‘Ma che litigare! Sto solo cercando di scegliere uno shampoo, solo che non ci si capisce un cazzo. Questo secondo te va bene?’
‘Shampoo per chiome lunghe e fluenti. Direi che non è il tuo caso, visto la pelata che ti ritrovi. Prendi quest’altro.’
‘Ma sei matta? Shampoo con polvere di diamanti … direi che non esiste niente di più abrasivo!’
‘E allora prendi questo, è con estratti di lanolina.’
‘Mi hai scambiato per una pecora?’
‘Questo con l’uovo non ti va bene?’
‘Mi vuoi fare una frittata in testa?’
‘E questo qui? Dicono che non faccia lacrimare gli occhi.’
‘Non è vero, l’ho provato una volta e non solo ho pianto come un disperato ma piangevano anche tutte le persone che si avvicinavano a me.’
Nel frattempo comincia a radunarsi un gruppetto di gente intorno a noi e tutti cominciano a dare consigli su quale sia lo shampoo migliore. Io ringrazio imbarazzata, il Panzone invece manda tutti al diavolo e alla fine esclama: ‘ Ora ne prendo uno a occhi chiusi.’
Dopo qualche giorno un Panzone dotato di berretto di lana calato fin quasi sugli occhi mi domanda: ‘ Che cosa vuol dire hennè?’
‘È una specie di tinta per capelli, perché?’
Il Panzone si toglie il berretto e noto che i suoi capelli neri hanno preso dei riflessi rossicci.
‘Cosa hai combinato?’
‘È stato quell’orribile shampoo che ho comprato, c’era scritto sopra “all’hennè e con estratti di mora”. ’
‘Dai, Panzone. Non disperare. Se avessi preso quello ai cristalli liquidi ora si potrebbe vedere il tiggì sul tuo testone!’
 

Il blocco dello scrittore

‘Panzone aiuto!’
‘Che succede?’
‘Sto male!’
‘Ma cos’hai? Hai mal di pancia?’ Il Panzone è ossessionato dal mal di pancia.
‘Non ho mal di pancia. Sto male perché non posso più scrivere.’
‘Non mi sembra che tu abbia una mano rotta.’
‘Uffa … non posso più scrivere perché non ci riesco. Mi è venuto il blocco dello scrittore ancora prima di diventare uno scrittore. E ora come farò? Solo a pensarci mi viene la tachicardia, mi si blocca il respiro e mi viene da piangere.’ Fisso lo schermo bianco del mio computer e strizzo gli occhi per trattenere il fiume di lacrime.
‘Stai tranquilla, è solo un momento. Ti riposi qualche giorno e poi ricominci a scrivere storielle caustiche sul tuo amato Panzone.’
‘No, non riuscirò mai più a scrivere una sola riga!’ Ormai gli argini si sono rotti e il fiume scorre incontrollato.  
‘Ora cerca di calmarti e spiegami per bene qual è il problema. Non hai più idee? Se vuoi posso combinarne qualcuna delle mie … ’
‘Per favore non fare nulla, di idee ne ho anche troppe. È che sono ferma su due storielle da quasi una settimana.’
‘Allora mettile da parte e scrivi qualcos’altro.’
‘Non posso, ormai mi sono messa in testa che devo scrivere per forza queste.’
‘Facciamo così: raccontami queste storielle.’
‘La prima storiella parla del Panzone che va a fare la spesa. L’altra invece racconta mio padre alle prese con i lavori di casa.’
‘Cosa mai ci sarà da ridere del sottoscritto che fa la spesa?’
‘In realtà non fai molto ridere. Salti da uno scaffale all’altro parlando da solo, litighi con le vecchiette che lasciano il carrello in mezzo al corridoio, sei sempre convinto che quando sei in fila alla cassa nessuno rispetti il proprio turno … Non fai ridere, fai paura.’
‘Uffa, la solita esagerata. E allora perché farne un racconto comico?’
‘Perché la prima volta che sono entrata in un supermercato con te ho giurato a me stessa che se non avessi trovato il lato comico sarei stata costretta a seppellirti sotto lo scaffale delle offerte.’
‘Io farò pure paura però tu una storiella ormai l’hai scritta.’
Guardo lo schermo del computer stupita.
‘Non me ne ero accorta. Grazie, Panzone.’

Il Muso

‘Perché scrivi spesso di me?’ chiede il Panzone dopo aver avuto il permesso di ficcanasare nel mio blog.
‘Così, non c’è un motivo ben preciso. Immagino sia un modo per ridere dei tuoi difetti.’
‘Ma io non sono veramente così.’ mi dice lui imbronciato.
‘No, hai ragione. Ma non posso far sapere a tutti che sei anche peggio.’
‘Ma uffa, sei cattiva. Prima di tutto io non sono più panzone perché ho perso 15 chili nell’ultimo anno.’
‘Amore, tu per me rimarrai sempre panzone.’
‘E poi mi descrivi come un idiota.’ continua sempre più offeso.
‘Veramente io credevo di averti reso giustizia.’ vedo la sua espressione e non continuo, ultimamente il Panzone è sensibile. Cerco di rimediare e gli dico che lui è il mio ispiratore.
‘Ispiratore del cavolo.’
‘Ma che c’è di male? Le donne per secoli hanno sospirato mentre gli uomini dedicavano loro poesie, canzoni, battaglie…’
‘Non metterti a fare la femminista con me. E poi cosa dovrei fare, mettermi a sospirare e farti da musa ispiratrice?’
‘Si, però invece della musa tu sei il mio muso. Ora da bravo vai a fare una passeggiata, combinane una delle tue e raccontamela subito. Così io posso aggiornare il mio blog.’
Questa proposta non è stata accolta con entusiasmo e il Panzone invece di fare da muso ispiratore, il muso me l’ha tenuto per tutto il giorno.

Posto di blocco

Il Panzone va a trovare l'amico Zacchettone a Novara, il quale, recentemente tornato da un viaggio a Praga, ha una disumana scorta di birra. Il Panzone non sarebbe un panzone se non fosse attirato dalla birra come l'ape dal fiore.
'Panzone, è inutile chiederti di non esagerare. Posso solo pregarti di porre un limite alla tua esagerazione?'
'Tipo?'
'Tipo non metterti al volante in uno stato pietoso dopo aver tracannato qualche litrozzo di birra?'
'Prometto che se esagero nell'esagerare rimango a dormire dall'amico Zacchettone.'
Rassicurata, lo saluto esortandolo a bere un bicchiere anche per me.
Il Panzone passa la sua serata scolando bottiglie e fumando sigarette, sigari e altro non pervenuto finchè non decide che è arrivato il momento di salutare l'amico Zacchettone.
Amico Zacchettone: 'Sei sicuro di volerti mettere alla guida? Lo sai che puoi rimanere qui.'
Panzone: ''Sshto bessshimo. Faccio due passshi e poi torno a cassha.'
Nel freddo della notte il Panzone barcollante si riprende e decide che è pronto per mettersi alla guida. Dopo un po' di giri inutili perchè non ricorda dove ha parcheggiato è finalmente sulla strada del ritorno.
'Non faccio l'autostrada, non mi sento sicuro. Prendo la statale e vado pianissimo così se c'è un posto di blocco non mi fermano.' mi dice al telefono.
Finestrini abbassati perchè il freddo lo tiene sveglio, una statale a sua disposizione e un Panzone che guida rispettando i limiti di velocità per scongiurare l'etilometro.
Poco dopo la partenza, come per magia, compare un posto di blocco della polizia.
'L'etilometro no, l'etilometro no…' prega il Panzone.
'Patente e libretto.' 
'Ecco.'
'L' auto non è sua?'
'No è di mia madre.' il Panzone suda freddo e continua a pregare 'l'etilometro no, l'etilometro no'
'Va bene, vada pure.'
Sollevato riparte e decide di viaggiare ancora più piano. Dopo pochi chilometri, ancora per magia, compare un altro posto di blocco. Questa volta sono carabinieri.
'L'etilometro no, l'etilometro no…' ricomincia a pregare.
'Patente e libretto.'
'L'etilometro no, l'etilometro no…'
'Scenda dall'auto e apra il portabagagli.'
Il Panzone esegue gli ordini.
'Svuoti le tasche e apra il cofano.'
Il carabiniere ispeziona tutto fin nei minimi dettagli: guarda il motore, fruga sotto i sedili, controlla più volte i documenti del Panzone. Poi alla fine: 'Va bene può andare. Ci era sembrato sospetto perchè è stato l'unico a passare nei limiti di velocità.'

 

Manifestazione

I miei genitori mi hanno insegnato che il rispetto delle regole viene prima di qualsiasi altra cosa. Mi è sempre stato detto che le mie libertà finiscono dove iniziano quelle degli altri. Mi è stato inculcato nella testa che se ci sono delle leggi sbagliate non è smettendo di rispettarle che si ottiene qualcosa, ma si deve lottare per migliorarle o cambiarle. 
Chiarito questo concetto, voglio precisare che non è mia intenzione aprire una interminabile e ingestibile discussione, però trovo importante raccontare quanto ho visto e vissuto oggi.
Visto il tipo di educazione che ho ricevuto e visti gli ultimi sviluppi della situazione politica italiana ho sentito il dovere morale di scendere in piazza. Questo pomeriggio a Milano, davanti al tribunale, c'erano tante altre persone che forse hanno fatto questo mio stesso ragionamento. Non eravamo tantissimi, ho visto manifestazioni più affollate, ma non eravamo neanche così pochi. Ho visto persone che non mi sarei mai aspettata di vedere sotto certe bandiere e ne mancavano altre che ero convinta di incontrare. C'erano uomini e donne, grandi e piccini, belli e brutti. C'erano mamme col passeggino e vecchietti col bastone. Ho perfino visto una signora sulla sedia a rotelle. C'era il popolo viola e quello rosso, c'erano i gialli del no razzismo day e gli ambientalisti. C'era il Panzone con la sua panza. C'era mio padre, che naturalmente ha perso un bottone e mia madre che ha fatto la donna sandwich con gli articoli della costituzione. C'era mia sorella che su quella costituzione quasi si mette a piangere perchè come studente di legge si sente più tradita di tutti. E poi c'ero io, ubriacata da tutta quella folla che mi stava intorno e rattristata da un'Italia che si spacca su dei principii che invece dovrebbero unire.

La maledizione dei bottoni

Mio padre ha la capacità di perdere sempre tutti i bottoni. Dalle giacche, dai cappotti, pure quelli dei pantaloni. La mattina si infila la camicia e: 'Porco di qui, porco di là!'
'Non bestemmiare!' gli urla mia madre.
'Ma ho perso un bottone della camicia.'
'Sai che novità. Non ci hai ancora fatto l'abitudine?'
Passeggi con lui e ad un certo punto senti "ticchete"  e senza neanche guardare sai già che per terra troverai un suo bottone. E' riuscito a perdere anche quelli di riserva che sono cuciti dentro i vestiti e che servono in caso la gente normale inavvertitamente perda il bottone. Ho detto inavvertitamente, non sistematicamente!
'Guarda che seminandoli in giro non troverai mica gli alberi di bottoni!' gli dice sempre mia madre.
'Ufff' risponde lui, 'per una volta che perdo un bottone!'
La mattina stai per uscire di casa e lui ti blocca: 'ferma, dove vai?'
'Vado in università, questa mattina ho lezione.'
'Sì però prima attaccami questo bottone!' perchè naturalmente lui non è neanche in grado di ricucirseli.
'Non potevi sposare un sarto?' dico un giorno a mia madre.
'Che ci vuoi fare, ormai è andata così!' risponde lei rassegnata mentre rovista nella scatola del cucito alla disperata ricerca di un ago.
Ma non è tutto. Questa simpatica caratteristica in realtà è una tara genetica. E per di più ereditaria. Io fortunatamente ho ripreso da mia madre. Ma la perfezione non esiste e su un campionario di quattro figli era inevitabile che almeno uno presentasse gli stessi sintomi. La sorte si è accanita su mia sorella minore.
'Cerca di stare attenta.' le diciamo.
'Io non faccio nulla, non è colpa mia! Ma non potevo essere una figlia illegittima?'
'E allora è colpa mia?' le risponde mia madre.
'Sì, se lo avessi tradito non avrei il dna bacato!'
'Ma piantala, quante storie!' interviene mio padre 'Si vive benissimo anche senza bottoni.'
Sarà anche così, ma mia sorella è disperata. E anche io, visto che pure lei è assolutamente incapace di tenere un ago in mano.
'Questa non è una tara genetica, ma una maledizione!' urla un giorno mia sorella entrando in casa.
'Che è successo?'
'Ho visto in un negozio una giacca bellissima e che costava poco.'
'E perchè non l'hai comprata?'
'Perchè della mia taglia ne era rimasta solo una e a quell' unica mancava un bottone!'

Il Panzone ballerino

Il Panzone si crede agile. Si muove pensando di essere una ballerina della Scala. Due passi in punta di qua, un saltarello di lì, giravolta et voilà… ecco fatto il danno.
'Panzone, mi hai spezzato il cuore!' esclama mia madre.
'No, no, era un cactus.' risponde lui guardando il vaso rotto e la terra sparsa sul tappeto.
'Sì, il cactus e il cuore. Avevo questa pianta da vent'anni.'
Mia madre adora le piante, le cura come se fossero i suoi bambini. E quel cactus era il suo orgoglio, la pianta più vecchia, una delle poche sopravvissute al trasloco fra Roma e Milano. Insomma, quel cactus era ormai per mia madre un po' come il dittamo della zia Bettina in Gian Burrasca. Per fortuna è una pianta forte e si è ripresa benissimo. Ma il Panzone non si cura di questo. Lui è già ripartito con un'altra giravolta.

Cocomero vs Anguria

Io sono di Roma. Il Panzone è di Milano.
A Roma il cocomero si chiama cocomero.
A Milano il cocomero si chiama anguria.
Il Panzone è così tanto milanese che la sua u di anguria diventa quasi una ü. Io per questo lo prendo in giro e lui fa finta di arrabbiarsi. È il nostro gioco. Lui tira fuori la sua milanesità, io lo correggo. Non che a Roma si parli necessariamente bene, ma mio padre è toscano e ha lavorato una vita in radio. Questa cosa gli ha permesso di imparare una dizione corretta, che poi ha voluto insegnare a tutti i suoi figli.
Quindi, quando mi lascio trascinare dal romanesco è perchè voglio parlare così. Quando invece è meglio parlare in italiano corretto riesco a farlo alla perfezione (o quasi). Il Panzone, invece, è solo un panzone. Continua a parlare con il suo accento nordico e continua a stringere la u di anguria. E io continuo a prenderlo in giro.
‘Ma perchè ce l’hai tanto con l’anguuuuria?’, dice il Panzone.
‘È una parola bruttissima. Mi è antipatica.’
‘Ora ci sono le parole simpatiche e quelle antipatiche, le brutte e le belle?’
‘Certo. Per esempio "casa" ha un bel suono e quindi mi sta simpatica, "trattore" è piena di dentali e suona male.’
‘E anguuuuria perchè non va bene?’
‘Perchè per dire tutte quelle uuuu che ci metti tu devi stringere la bocca a culo di gallina.’
‘Come a culo di gallina?’
‘Ma si dai, come posso spiegarti…ti ricordi quella pubblicità in cui c’erano quelli che strizzavano le labbra e dicevano "gusto stretto"? Anguuuria suona nello stesso modo. Si perde tutta la dolcezza di quel frutto. Lo fai diventare aspro come un limone.’
‘E cocomero allora è diverso?’
‘Cocomero, senti come è diverso. Basta dirlo per sentirsi sulle labbra il suo sapore. Ti sembra già di avere la faccia sporca del suo sugo.’
Il Panzone mi guarda come si guarda una povera demente e va via.  

Il martedì e il sabato sotto casa mia c’è uno dei mercati più grandi di Milano. Ogni tanto ci vado pensando di trovare della frutta non plastificata. Passeggio tra i banchi intontita dalla folla, quando qalcosa attira la mia attenzione: un intero banco tutto pieno di grossi cocomeri. Ne compro uno e lo porto a casa.
‘Mamma, guarda che bel cocomerone che ho comprato.’
‘Bene, lo mangiamo questa sera. Il Panzone mangia con noi?’

Sera, dopo cena. Mio padre sta tagliando il cocomero. Io dico al Panzone: ‘Sai che al fruttivendolo ho dovuto chiedere l’anguria perchè non capiva la parola cocomero?’
‘Buonanotte! Ma non dire cacchiate!’
Arriva il cocomero nel mio piatto, mi ci fiondo sopra e…bleah
‘Che schifo! Questo non è maturato, è acido’ dice il Panzone.
‘Lo vedi che a chiamarlo anguuuria s’è inacidito?’

Rugby

Al Panzone piace il rugby. Siamo in periodo di "6 nazioni" quindi non ci perdiamo una partita. Le prime volte storcevo un po’ la bocca all’idea di questi omaccioni che si ammucchiano su di un pallone che non è neanche un vero e proprio pallone. Poi piano piano ho iniziato ad appassionarmi. Ho scoperto che quell’ammucchiata in realtà si chiama mischia, che una meta può essere trasformata e che, anche se sembra molto più violento, in genere i rugbisti sono molto più corretti dei calciatori. Per farla breve, sono diventata una sfegatata tifosa e durante le partite dell’Italia urlo e strepito più del Panzone. Del resto come si può non amare uno sport che prevede un terzo tempo di bisboccia birrosa? L’idea del terzo tempo ha affascinato anche mia sorella che l’atro giorno è arrivata a dichiarare: ‘Birra più figaccione, mica male!’

Così ora anche lei non si perde una partita. Dice che segue il gioco ma io non ci credo. Sabato durante Italia-Scozia l’ho beccata con la bavetta alla bocca mentre inquadravano i fratelli Bergamasco!