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Accade un giorno per caso

Accade un giorno per caso che la sottoscritta Nerdina decida di cimentarsi nello sport estremo di allacciarsi le proprie scarpe. Accade quel giorno per caso che chinandosi per mostrare la propria bravura in tale esercizio fisico la stessa Nerdina senta provenire un rumoroso “crac” dalla propria schiena, un dolore fortissimo da togliere il fiato e la constatazione che è lei stessa a emettere quel grugnito da cinghiale ferito. Accade sempre quello stesso giorno e ormai non più per caso che il cinghiale ferito pensi a un colpo della strega da far vedere le stelle e cerchi con tutta la forza che gli è rimasta di rimettersi in piedi per dare a tutti l’impressione che sì, il dolore c’è, ma è possibile controllarlo. Ma dopo più di una settimana di esercizi spirituali per non sentire gli stimoli del proprio corpo, di antidolorifici e di una schiena che ormai è dritta, drittissima, forse troppo, tanto da sentirsi chiedere se abbia ingoiato una scopa (per non dire cose più volgari) finalmente decide di consultare il proprio medico. Accade così (e ormai il caso è andato a farsi benedire) che il medico smanacci la schiena di Nerdina come un pizzaiolo acrobatico lancia in aria la pasta della pizza per poi stabilire che non c’è niente di meglio di una bella risonanza magnetica. E infine accade che il fatidico giorno della risonanza magnetica Nerdina scopra di soffrire di claustrofobia e di non essere in grado di resistere tutto quel tempo in un macchinario che somiglia ai tubi di espulsione dei sottomarini sovietici che tanto piacciono al Panzone. Ora Nerdina ha in mano il referto di una risonanza magnetica non completa ma sufficiente a scoprire che il “crac” sentito quel giorno è un’ernia e sa che per valutare meglio la situazione sarà costretta a ripetere l’esame. Per fortuna ha scoperto l’esistenza di un posto bellissimo, purtroppo privato, dotato di macchinari pensati proprio per chi non ne vuol sapere di far la parte del siluro sovietico.

Rugby

Al Panzone piace il rugby. Siamo in periodo di "6 nazioni" quindi non ci perdiamo una partita. Le prime volte storcevo un po’ la bocca all’idea di questi omaccioni che si ammucchiano su di un pallone che non è neanche un vero e proprio pallone. Poi piano piano ho iniziato ad appassionarmi. Ho scoperto che quell’ammucchiata in realtà si chiama mischia, che una meta può essere trasformata e che, anche se sembra molto più violento, in genere i rugbisti sono molto più corretti dei calciatori. Per farla breve, sono diventata una sfegatata tifosa e durante le partite dell’Italia urlo e strepito più del Panzone. Del resto come si può non amare uno sport che prevede un terzo tempo di bisboccia birrosa? L’idea del terzo tempo ha affascinato anche mia sorella che l’atro giorno è arrivata a dichiarare: ‘Birra più figaccione, mica male!’

Così ora anche lei non si perde una partita. Dice che segue il gioco ma io non ci credo. Sabato durante Italia-Scozia l’ho beccata con la bavetta alla bocca mentre inquadravano i fratelli Bergamasco!