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Galeotto fu il Capitale e chi lo scrisse

Ho conosciuto il Panzone facendo attività politica e tra volantinaggi e interminabili riunioni di partito è sbocciato l’amore. La prima volta che lo vidi aveva un paio di occhialetti tondi che gli davano un’aria da vorrei assomigliare a Gramsci anche se non ho abbastanza capelli. Progettava la rivoluzione e la dittatura del proletariato, fumava sigarette puzzolenti e mi chiamava Compagna. Un giorno si presentò alla mia porta dicendomi: “I compagni portoghesi mi hanno invitato alla loro festa di partito. Vogliono fare un gemellaggio con i compagni italiani per progettare la rivoluzione insieme. Vieni con me.” Io, che ormai pensavo che giocare a fare il comunista è bello ma alla lunga stanca, declinai l’offerta. “Ti manderò una cartolina!” disse partendo con lo zaino in spalla e io con una stretta al cuore pensai: “Troverà una bella portoghese più compagna di me e non tornerà più.” Per fortuna, non so ancora se mia o sua, il Panzone decise di tornare. “Ti ho portato dei regali bellissimi!” e tirò fuori dal suo zaino una bottiglia di birra con un’etichetta rossa e oro e le scritte in cirillico e una maglietta blu con sopra il simbolo della DDR. “Che belli!” feci io con voce poco convinta, “Però la cartolina non me l’hai mandata.” Il Panzone giurò sulla rivoluzione, sul Partito e sulle cooperative rosse che la cartolina l’aveva spedita già il primo giorno e che se non era arrivata era colpa delle poste capitaliste.
Ancora oggi la cartolina non è arrivata, ma io non perdo la speranza. Forse un giorno, quando sarò una vecchietta sdentata e ingobbita, la troverò nella cassetta della posta. Così finalmente saprò che il Panzone in Portogallo si era ricordato di me invece di correre dietro alle compagne portoghesi.
“Guarda che se da vecchia diventi sdentata e ingobbita io scappo di nuovo in Portogallo.”   

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