Cocomero vs Anguria

Io sono di Roma. Il Panzone è di Milano.
A Roma il cocomero si chiama cocomero.
A Milano il cocomero si chiama anguria.
Il Panzone è così tanto milanese che la sua u di anguria diventa quasi una ü. Io per questo lo prendo in giro e lui fa finta di arrabbiarsi. È il nostro gioco. Lui tira fuori la sua milanesità, io lo correggo. Non che a Roma si parli necessariamente bene, ma mio padre è toscano e ha lavorato una vita in radio. Questa cosa gli ha permesso di imparare una dizione corretta, che poi ha voluto insegnare a tutti i suoi figli.
Quindi, quando mi lascio trascinare dal romanesco è perchè voglio parlare così. Quando invece è meglio parlare in italiano corretto riesco a farlo alla perfezione (o quasi). Il Panzone, invece, è solo un panzone. Continua a parlare con il suo accento nordico e continua a stringere la u di anguria. E io continuo a prenderlo in giro.
‘Ma perchè ce l’hai tanto con l’anguuuuria?’, dice il Panzone.
‘È una parola bruttissima. Mi è antipatica.’
‘Ora ci sono le parole simpatiche e quelle antipatiche, le brutte e le belle?’
‘Certo. Per esempio "casa" ha un bel suono e quindi mi sta simpatica, "trattore" è piena di dentali e suona male.’
‘E anguuuuria perchè non va bene?’
‘Perchè per dire tutte quelle uuuu che ci metti tu devi stringere la bocca a culo di gallina.’
‘Come a culo di gallina?’
‘Ma si dai, come posso spiegarti…ti ricordi quella pubblicità in cui c’erano quelli che strizzavano le labbra e dicevano "gusto stretto"? Anguuuria suona nello stesso modo. Si perde tutta la dolcezza di quel frutto. Lo fai diventare aspro come un limone.’
‘E cocomero allora è diverso?’
‘Cocomero, senti come è diverso. Basta dirlo per sentirsi sulle labbra il suo sapore. Ti sembra già di avere la faccia sporca del suo sugo.’
Il Panzone mi guarda come si guarda una povera demente e va via.  

Il martedì e il sabato sotto casa mia c’è uno dei mercati più grandi di Milano. Ogni tanto ci vado pensando di trovare della frutta non plastificata. Passeggio tra i banchi intontita dalla folla, quando qalcosa attira la mia attenzione: un intero banco tutto pieno di grossi cocomeri. Ne compro uno e lo porto a casa.
‘Mamma, guarda che bel cocomerone che ho comprato.’
‘Bene, lo mangiamo questa sera. Il Panzone mangia con noi?’

Sera, dopo cena. Mio padre sta tagliando il cocomero. Io dico al Panzone: ‘Sai che al fruttivendolo ho dovuto chiedere l’anguria perchè non capiva la parola cocomero?’
‘Buonanotte! Ma non dire cacchiate!’
Arriva il cocomero nel mio piatto, mi ci fiondo sopra e…bleah
‘Che schifo! Questo non è maturato, è acido’ dice il Panzone.
‘Lo vedi che a chiamarlo anguuuria s’è inacidito?’

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3 comments so far

  1. Soriana on

    Qui a Bologna l’anguria o il cocomero, diventa cocomera. Al femminile. E come accade nel mondo delle donne, ce ne sono di dolcissime e di aciduzze.

    Milvia

     

  2. nerdina on

    mio padre è toscano e lo chiama popone!

  3. Meritamon on

    Anche io sono di Milano e i miei colleghi romani invece mi prendono in giro per la "e" aperta e biascicosa tipica di Milano e dintorni … nonostante io non abbia particolar inflessioni questa "e" stile bambina delle sottileeeeette (presente la pubblicità?) mi esce a tradimento.. 


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